Artista pittrice ritrattista, sono una creativa, ritratti su commissione.

Elefanti

Elefante 50x70cm

Qui presento un’altra serie di animali che ho dipinto nel corso degli anni, gli elefanti. L’elefante può rappresentare abbondanza, ma anche amore incondizionato e pace interiore, dipingere o disegnare un elefante mi connette a queste qualità e oltre, in questo modo anche chi osserva i dipinti si connette con quelle qualità. In ogni caso anche l’elefante è molto di più di ciò che si può razionalizzare.

Tutte le storie che racconto sono pura verità, certamente anche nello scrivere c’è creatività, ma l’espressione, insieme alla verità del contenuto, diventa ancora più autentica.

La gente si può chiedere com’è che una piccola timida come me abbia vissuto tante esperienze, una volta in Brasile un’amica argentina era al bar con un altro amico e mi ha raccontato che vedendomi arrivare da dalla spiaggia, si sono messi a scherzare su come per tutti la vita è difficile e incasinata, e fanno fatica a ottenere le cose, poi arriva la tana (cosi gli argentini chiamano gli italiani) e per lei è tutto facile, tutto si sincronizza. Ebbene la tana è cosi.

Tra i miei eroi oltre a Pippicalzelunghe , c’è stato anche Kung fu panda, a dire il vero ero già adulta quando ho visto kung fu panda ancora e ancora 😀 , eroi autentici, che hanno trovato la forza nella loro diversità e vulnerabilità.

C’è una divinità in India con la testa di elefante che si chiama Ganesh. Mi ero ispirata ad andare in India dopo aver letto un libro di Osho quando ero in Brasile, e l’idea è tornata ancora più forte quando ho letto il libro di Yogananda “Autobiografia di uno Yogi” che non si tratta di un orso ma di un maestro indiano.

Avevo quel letto quel libro sul lago di Como durante un digiuno di 21 giorni, il libro mi piacque talmente tanto che una volta finito andai in un’agenzia di viaggi e acquistai un biglietto per l’India, partii la settimana successiva, dopo aver fatto 3 settimane di digiuno.

Il giorno prima di partire ero andata in un negozietto ayurvedico a Milano e conversando col proprietario mi disse che sua figlia era appena tornata dall’India e mi diede l’indirizzo dell’ashram di Yogananda.

E’ stato bellissimo vedere dal finestrino dell’aereo i deserti dell’Arabia e Teheran, verso un continente per me del tutto sconosciuto.

Arrivata a New Delhi, appena scesa dall’aereo ho sentito aria calda e un forte odore di elefante, in realtà non avevo mai sentito quell’odore, ma sapevo che era di elefante, uscita dall’aeroporto e andando in taxi, ho visto che le strade erano affollate di gente in festa, c’erano elefanti veri e gente che trasportava statue di elefanti, e scoprii che proprio quel giorno era la festa di Ganesh, la divinità con la testa di elefante.

Il giorno dopo sono andata a visitare un tempio Hindu, dove è prassi salutare Shiva e Ganesh e il guardiano del tempio mi ha messo una polvere rossa sul terzo occhio. Per le strade c’erano mucche ovunque, visto che sono sacre non le sposta nessuno, la sera entravano anche nei bar come se andassero a passare la serata.

Essendo straniera ero perseguitata da valanghe di bambini che mi stavano addosso chiedendo soldi e gli uomini mi guardavano con degli sguardi che sembrava mi volessero perforare l’anima, era un incubo, cosi sono entrata in un negozio e mi sono presa un vestito da indiana. Ora passavo per un’indiana del Kashmir e quindi ero abbastanza invisibile per poter andare dove volevo. Visitai una fortezza immensa, era deserta, senza porte o finestre, piena di cortili e statue, nessuna persona, ma era abitata dalle scimmie, sembrava un luogo di silenzio lontano dal caos della città e le scimmie erano più tranquille delle persone.

Sull’aereo avevo letto sul giornale che nella zona volevo andare c’era stata una grossa frana dovuta a un’alluvione , con villaggi distrutti, cosi cercai ispirazione su dove andare. Tornata nel caos c’era un piccolo negozietto che faceva un po’ di tutto, anche da agenzia di viaggi, entrai e c’era un ragazzo simpaticissimo che fu molto contento nell’avermi convinto a visitare il Kashmir, raccontandomi delle sue bellezze, sicuramente ero l’unica persona a cui aveva venduto un viaggio turistico in un posto e dove c’era la guerra. Ingenuamente mi sono buttata a capofitto nella guerra tra l’india e il Pakistan.

Il primo indizio che qualcosa non andava fu arrivando a Shrinegar, l’aereo atterrò all’areoporto militare invece che a quello normale, e siamo stati tutti interrogati e i bagagli perquisiti.

C’era il proprietario dell’albergo che mi aspettava con il mio nome scritto su un cartello, e ha dovuto aspettare a lungo prima che lo incontrassi dopo tutte le perquisizioni del mio bagaglio e vari interrogatori.

Il lato positivo di tutto ciò è che non c’erano turisti, quindi mi diedero una grande barca sul lago tutta per me, tutta di legno scolpito con figure arabe, sembra una reggia adagiata sui fiori di loto su un altopiano a 2000 mt sull’Himalaya e mi trattavano come una regina, con una stanza enorme e una grande sala poi e un terrazza sul lago con una poltrona dove mi sedevo a bere il thè. Regnava la quiete si sentiva solo il suono degli uccelli e la silenziosa vastità della calma, e la guerra sembrava inesistente. Si sentivano ogni tanto gli echi lontani dei canti dall’altra parte del lago che richiamavano il popolo alla preghiera. Il lago è circondato dal verde e dalle montagne e ha molte isole alberate tra cui svolazzano uccelli di ogni tipo. Una volta mi sono svegliata sognando un puledro che nitriva e invece era una grande aquila sul tetto sopra la mia stanza .Il Kashmir è un mondo a parte.

Un simpatico uomo che poteva sembrare un calabrese, Mohammed, si è auto assunto come mia guida personale, all’inizio mi dava un po’ fastidio la cosa, perchè mi piace essere indipendente, ma è stato un bene, avventurosa come sono mi sarei cacciata nei guai andando in giro da sola, per le strade c’erano controlli ovunque e con lui come autista passavamo facilmente ogni controllo.

Quando ero rilassata sul terrazzo della barca guardando il lago mi portava spesso del thè e biscotti e una canna. Mi chiedo perchè spesso le persone mi associno alle canne, e me le portano sul vassoio.

Il thè in quelle zone è un must, tutti i posti dove mi portava, negozi o altro ci offivano un thè buonissimo con latte e foglie di menta. Quindi praticamente bevevo thè tutto il giorno. Thè e calma conversazione, molto calma. Non ho mai visto persone cosi tranquille come nel Kashmir.

Amo le conversazioni nei luoghi dove la gente è tranquilla, come nei villaggi in Brasile, conversazioni in cui non si ha paura delle pause o spazi vuoti, e così le conversazioni sono molto più profonde e non si dicono cose a caso. Invece nei posti dove vige un ritmo più veloce e c’è stress come a Milano le persone parlano a raffica, non sopportano le pause. Per questa ragione avevo pure tolto la linea telefonica dalla mia casa a Milano, perchè varie amiche mi chiamavano tutti i giorni parlando per ore dei loro problemi e io ascoltando mi ritrovavo sdraiata per terra col telefono all’orecchio senza più forze. A un certo punto ho detto: basta! Staccata la linea telefonica, finita la tortura. Poi quando hanno messo gli abbonamenti ai cellulari e quindi costava meno chiamare ci hanno provato anche là ma ormai avevo imparato a tagliare.

Tornando al Kashmir per sperimentare la vibra mussulmana sono andata alla moschea con Mohammed e mi sono messa a pregare nella fila delle donne, fuori dalla moschea, perchè dentro sono ammessi solo gli uomini. Facevo quello che facevano le altre donne, seguivo i loro movimenti al ritmo delle preghiere cantate, m’inginocchiavo, mi alzavo ecc. Una volta ho visto che vociferavano tra di loro guardandomi, e una addirittura è scappata correndo, poi ho capito che mi ero volato il velo dalla testa, il velo sulla testa delle donne è molto importante da quelle parti, alcune si coprono anche il volto tranne gli occhi.

Mi sono fatta fare altri vestiti indiani da uno dei sarti per strada, a Shrinegar non ci sono negozi di vestiti, ma è pieno di sarti che lavorano per strada, qui funziona cosi: ti compri la stoffa, la porti dal sarto e lui ti fa il vestito su misura. I vestiti del Kashmir sono molto più comodi che quelli di Nuova Delhi pieni di veli, quelli del Kashmir sono pantaloni larghi e camicione, velo sulla testa e via andare, con quei vestiti ci ho fatto dei quadri quando sono tornata a Milano.

Credo che il racconto sul viaggio in India sia molto più lungo degli altri cosi che lo divido in più parti. E’ durato due mesi ma è stato molto intenso, per me era tutto completamente nuovo, ah a Nuova Delhi mi sono fatta fare anche il buco e l’orecchino al naso! Me lo sono ricordata adesso, anche perchè sono parecchi anni che non lo uso e mi si è ritappato il buco. Comunque il racconto prosegue, sotto la protezione di Ganesh e degli elefanti.

 
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