Artista pittrice ritrattista, sono una creativa, ritratti su commissione.

Riflessioni in quarantena 2

Riflessioni in quarantena 2 - Arte digitale

Questo é il secondo lavoro digitale fatto durante la quarantena in Tailandia a cui unisco la seconda parte della storia. Il flusso creativo unisce così arte visiva e scrittura.

L‘ aeroporto di Bangkok, sembrava assediato dai militari, anzi lo era, c‘erano solo militari e noi che eravamo scesi dall‘aereo, una decina di persone in tutto. E per qualche ora siamo dovuti passare per estenuanti controlli, dove esaminavano in dettaglio tutti i documenti. 

Una volta terminati i controlli, delle persone completamente ricoperte di plastica trasparente che neanche l‘apocalisse, portavano ogni persona e i suoi bagagli a un minibus diverso, e ognuno al suo hotel. Col minibus a me dedicato con tanto di barriera di vetro che separava dall‘autista anch‘esso protetto in modo fantascientifico, trascorsi  100 km di viaggio fino all‘hotel.

E fantascientifico pure l‘arrivo in hotel, dove delle persone anch’esse rivestite di protezioni dalla testa ai piedi controllavano tutti i documenti, e mi diedero le istruzioni più che altro su cosa non potevo fare, mi diedero un termometro per controllare la temperatura due volte al giorno e mi fecero scegliere un menu per i successivi 10 giorni. Purtroppo scelsi il menu Tailandese, così non sapevo mai cos‘era il cibo che mi lasciavano fuori dalla porta della stanza e che non aveva certo un bell‘aspetto. 

Quel termometro in un qualche modo doveva essere connesso con l‘infermieria, perché se una mattina o una sera mi dimenticavo di provare la temperatura ricevevo subito un messaggio dall‘infermiera “Per favore provi la temperatura!”

Sinceramente non sopporto gli hotel, per la maggior parte così impersonali, per lo meno ho  scelto  un hotel fuori da Bangkok  e vicino all’oceano, che avesse una stanza con balcone utilizzabile, visto che negli hotel di Bangkok, non solo non potevi uscire dalla stanza ma non potevi neanche andare in balcone nè aprire la finestra.

Sono stata fortunata ad avere come vicino di stanza Tom, un simpatico uomo inglese che avevo già conosciuto all‘aeroporto di Bangkok, con un grande senso dell’umorismo. Sposato con una donna Tailandese, ogni volta che tornava in Tailandia doveva farsi la quarantena. Facevamo scambi di cibo, gli davo quello che non mi piaceva e viceversa. E potevamo comunicare fuori dalla porta quando non c‘era lo staff in giro o anche in giardino dopo qualche giorno, dopo aver fatto il primo test della quarantena, quando c’era l’ora d’aria. In effetti era proprio come stare in una prigione, una prigione di lusso diciamo, perché so benissimo che le prigioni sono molto peggio, specie in Tailandia.

In realtà con Tom organizzavamo delle piccole fughe in giardino la sera quando tutto lo staff era andato a casa,  dove rimanevamo a chiacchierare, a volte si univa anche un signore indiano molto simpatico, che diceva di superare la quarantena con la vodka.

La stanza in effetti era molto bella, ampia e con un balcone che dava sul grande giardino, con tante grandissime piante tropicali ben curate, tanti scoiattoli e uccellini che giravano e una grande bella piscina che girava per il giardino come un fiume con delle piccole isole, ma che comunque non si poteva usare, come tutte le piscine in Tailandia in epoca di pandemia.

Per tutta la durata della quarantena ho avuto serie difficoltà  a dormire, l‘aria condizionata anche mettendola al minimo era molto fastidiosa e rumorosa, e se la toglievo dovevo aprire la finestra e poi magari riuscivo ad addormentarmi, ma poi mi svegliavo poco dopo sudata in mezzo al caldo ,  e quindi dovevo riaccenderla, e andavo avanti così per tutta la notte. Praticamente non ho dormito per 10 giorni, o comunque pochissimo e a tratti. In Tailandia fa molto caldo, molto più che alle Hawaii, quando uscivo in balcone mi sembrava di entrare in una sauna.  Avrei dormito anche in balcone se non fosse stato per il caldo.

Il cibo incluso nel pacchetto quarantena sembrava cibo da ospedale, non era fresco e per la maggior parte confezionato, a parte quelle rare volte in cui mi davano delle piccole porzioni di insalata o di frutta. Per fortuna a Tom non piaceva la frutta e verdura e me la lasciava fuori dalla porta, e io facevo lo stesso lasciandogli la maggior parte di quello che mi davano.

In ogni caso la quarantena ha rappresentato per me un periodo di profonda introspezione, trasformazione e trasmutazione, chiamo queste fasi della mia vita alchimia dell‘anima. Ho rilasciato parti di me che non mi servivano più, e ricostruito il mio benessere interiore. Per aiutarmi in questo processo il primo giorno mi sono fatta dare dallo staff un tappetino per lo yoga e facevo yoga 3 volte al giorno, che mi é servito molto per recuperare il mio equilibrio fisico e mentale, o c‘era da impazzire.

Nel frattempo scrivevo e disegnavo con l‘iPad, vedevo film e bevevo un sacco d thè  sulla poltroncina in balcone osservando la natura, le piante e gli animali, e uccelli di ogni tipo. Ho scelto quell‘hotel proprio per quello e perché era vicino all‘oceano, anche se non potevo vederlo, sicuramente molto meglio che un hotel in mezzo al traffico di Bangkok senza neanche poter aprire la finestra.

Non ho mai visto così tante specie di scoiattoli come in Tailandia. Cioè in realtà ne conoscevo solo una di specie , in Italia quando dici scoiattolo ce n‘è solo uno. Lì c’erano scoiattoli di tutti tipi e colori, quello che differisce di più è la testa, di varie forme, alcuni hanno le orecchie rotonde che li fanno sembrare dei piccoli orsacchiotti con la coda. Come le lucertole, c‘erano lucertole con la testa da draghi e altre col la testa da camaleonti e tante altre. E naturalmente uccellini di tutti i colori.

Ho anche usato questo periodo per smettere di fumare e ho dovuto affrontare i sentimenti più disparati, o disperati, quello che sia. Quando dico alchimia della distruzione e ricostruzione, ecco questo è il caso.

Quindi riflessioni sul riflesso, purché quando si sta molto da soli e non si può andare fuori, si va dentro e perché comunque quella che sembrava una mission impossible l‘ho resa possibile col mio desiderio e volontà di partire e soprattutto arrivare, e tornare rinnovata.

 
Comments

Ancora nessun commento.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.