Artista pittrice ritrattista, sono una creativa, ritratti su commissione.

Solitude

Solitude 50x60cm

Se hai letto gli articoli precedenti sulla mia storia attraverso la pittura, puoi vedere che ogni parte è una storia diversa, poiché ogni articolo è la risoluzione e l’integrazione di diversi aspetti. Non sono singolare, non sono solo una cosa, ma l’unione di tante, l’integrazione di tanti aspetti tanto numerosi quanto il mondo e oltre. Mia nonna mi soleva dire, che sono difficile da definire perchè sono tante cose, e penso lo siamo tutti, solo che molte persone riescono a focalizzarsi su una cosa sola, tanto da identificarcisi.

Quindi, dato che mi sono ispirata a scrivere la mia storia, forse qualcun altro potrà trovare ispirazione nel leggerla, e questo è uno spazio sicuro.

A questo proposito, nelle mie prime fasi pittoriche, essendo autodidatta, mi affidavo unicamente all’ispirazione e all’istinto, e la mia pittura si basava su un astrattismo essenziale che partiva da forme geometriche basiche. Un po’ come i bambini quando disegnano fanno partire tutto dalle forme geometriche, il corpo è un triangolo, la testa un cerchio la casa un quadrato ecc.

Poi man mano che arrivavano alle idee volevo esprimere le cose anche più nel dettaglio, a livello figurativo, e sentivo che la descrizione visuale delle immagini nel dettaglio era qualcosa che dovevo approfondire.

Riguardo al quadro che qui presento, è una delle prime volte in cui mi sono avvicinata alla descrizione visuale delle immagini. A parte il leone, che non mi sentivo ancora in grado di dipingere nel dettaglio cosi l’ho ritagliato da qualche rivista e incollato.

Il quadro è molto simbolico. Tutto era simbolico in quello che stavo facendo, anche se non me rendevo conto a livello razionale, fino a quando Berenice non mi ha detto: procedi simbolo dopo simbolo …

Berenice mi ha incoraggiato molto nella pittura, diceva che sarebbe stata sempre con me, nel mio cuore e nella pittura, e infatti è lì che la e mi sento ad un livello più profondo, o in ogni caso quando faccio qualsiasi cosa di creativo, anche cucinando, o scrivendo come adesso.

Nell’incentivarmi a dipingere mi disse che a causa di traumi durante l’infanzia, avevo invertito i mei poli, e la pittura mi aiutava a rimetterli a posto e quindi a riequilibrare il maschile e il femminile dentro di me. E’ stato grazie alla pittura che ho ritrovato la mia femminilità a Milano, immersa in un mondo prettamente maschile e razionale.

In quegli anni a Milano infatti, mentre dipingevo più che potevo nella mia casa, il resto del tempo che era la maggior parte lavoravo in ufficio al computer.

Per tutti gli anni in cui avevo viaggiato non mi ero mai preoccupata del futuro, vivevo alla giornata e anche per questo non avevo paura di rischiare.

Tornata a Milano mi sono ritrovata immersa in un mondo razionale dove tutti vivevano in base al futuro e non al presente. E siccome sono piuttosto empatica sono entrata in una crisi esistenziale chiedendomi del futuro e di cosa ne avrei fatto della mia vita. Pertanto mentre nei primi due anni successivi al mio ritorno dal Brasile, mi spendevo tutta la mia piccola eredità in scuole, pensando di investire nel mio futuro. Frequentavo un’università privata per studiare naturopatia, per scoprire poi che la guarigione è innata dentro di me e non ho bisogno di studiarla. Berenice mi diceva che andavo a studiare quello che sapevo già fare. Mi iscrissi a scuole d’arte, per raffinare le tecniche di disegno e pittura, per scoprire che ero più creativa andando oltre la tecnica, cosa che già facevo prima, in ogni caso mi è servito molto per acquisire più sicurezza. Compravo valanghe di libri che poi leggevo a malapena.

Fini i soldi quando ho trovato la mia casa che avevo affittato e ho cominciato a lavorare a tempo pieno come impiegata in ufficio al computer con ordini e fatturazione, per circa una decina d’anni. Ogni anno cambiavo lavoro, ne mollavo uno e ne trovavo un altro, perchè mi annoiavo da morire. Devo dire che quegli anni sono stati molto proficui nella vendita di quadri, perchè in quasi tutti i posti in cui ho lavorato, i dirigenti acquistavano i miei quadri o ne commissionavano di nuovi.

Dunque in questo quadro, che si chiama, Solitude, c’è una ragazza in argento come la luna che riflette, mentre un leone osserva il sole. E’ un po’ come l’unione degli opposti a cui anelavo in quegli anni. Ed è spesso nella solitudine che ho ritrovato me stessa.

Prima di dipingere, prima del Brasile, quando vivevo in Toscana e poi in Spagna, vivevo per la musica, amavo suonare con gli altri, mentre con la pittura no, se non in rare eccezioni, la pittura per me è un’arte solitaria.

Quindi in poco tempo sono passata dalla vita selvaggia nella natura a passare otto ore in ufficio al computer tra ordini e fatturazione. Naturalmente, prima di questo, ho attraversato fasi di ri-civilizzazione. in cui ho anche reimparato anche ad attraversare la strada e a guardare il semaforo.E a usare un computer. Non ho mai avuto problemi di apprendimento, ho cominciato a leggere i miei primi libri quando avevo 4 anni e all’età di 7 anni l’insegnante mi metteva in fondo alla classe per insegnare a leggere ai bambini che avevano più difficoltà. Quando mio padre acquistò il commodore 64, ho appreso il linguaggio del computer, e a 14 anni una rivista di videogiochi mi ha dato giochi su floppy disk, per giocare e scrivere articoli , quindi guadagnavo € 36 per articolo per giocare e recensire. Insomma il tempo passa, ma io sono nel mezzo del tempo, quindi non c’è passato e non c’è futuro.

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