Artista pittrice ritrattista, sono una creativa, ritratti su commissione.

Televisione nel deserto

Televisione nel deserto 40x50 cm

Ho messo questo quadro più che altro per il periodo che attraversavo quando l’ho fatto. Il quadro rappresenta una televisione nel deserto, da cui escono dei tentacoli che ho fatto con dei fili di ferro a cui ho attorcigliato del cotone che poi ho dipinto. Il quadro è quindi tridimensionale, una via di mezzo tra pittura e scultura.

Quando l’ho fatto ero in una villa sul lago di Como dove mia madre era andata con mia nonna e mi aveva invitato a stare con loro per un periodo quando sono tornata dal Brasile.

In quel periodo guardavo un sacco di televisione che per me era qualcosa di nuovo, visto che nei miei viaggi non la guardavo, e neanche quando ero bambina per un lungo periodo. Era uno dei motivi per cui mi sentivo un’aliena a scuola, o per lo meno così mi facevano sentire gli altri  bambini che mi guardavano sbalorditi chiedendo: Perchè non hai la tv?? 

Un altro motivo di alienazione era la religione. Essendo i miei genitori atei non mi avevano battezzato né dato un’educazione religiosa come gli altri bambini, e la mia maestra, essendo molto cattolica, quando c’era l’ora di religione mi metteva in fondo alla classe a cucire bottoni. E ancora i bambini intorno che stupiti mi chiedevano: Perchè non credi in Dio??  

Il troppo fu quando la maestra, che io molto spesso chiamavo mamma, perché mi metteva le mollette nei capelli quando arrivavo in classe, un giorno diede dei regali a tutti i bambini tranne me quando loro fecero la comunione. 

Cosicché per sentirmi “normale” un giorno andai dal prete e gli dissi: va bene, ok, battezzami! In pochi mesi feci battesimo, catechismo e comunione. Stavolta le mie migliori amiche, con a seguito di ognuna metà della classe, litigavano per il merito di avermi convinto a  credere in Dio, mentre io camminando in mezzo alla faida a braccia aperte dicevo, nessuno mi ha convinta: Sono stata io che ho trovato Dio e ho deciso di credergli 😀 . Dopo qualche anno mi ero già stufata della religione.

Comunque tornando al punto, quello che volevo raccontare in questo articolo è il mio rapporto col cibo. Perchè sempre in quel periodo del lago di Como stavo facendo uno dei miei ennesimi digiuni.  Il digiuno saltuario per me era un modo di purificarmi ed elevare la mia coscienza, oltre a essere un mezzo di guarigione. Quando viaggiavo, se qualche volta non stavo bene, passavo qualche giorno mangiando solo frutta. 

Ho passato varie fasi nella mia vita in rapporti conflittuali col cibo. Da bambina ad esempio rifiutavo di mangiare, l’assenza di mia madre si eguagliava per me con l’assenza di nutrimento e a 8 anni pesavo 17 kg.  Anche se con l’assenno di poi ammiro molto le donne che riescono a farsi avanti nella nella carriera  e nella società pur essendo madri.

Poi con la pubertà son passata al lato opposto, mi attaccavo al cibo, mangiavo troppo e poi vomitavo.  

Sono seguiti poi tanti anni di vegetarianismo fanatico, tanto che controllavo tutto quello che mangiavo in ogni piccolo dettaglio, controllavo tutti gli ingredienti ecc. Fino a che molti anni dopo Berenice mi disse che gli animali si elevano sacrificandosi per gli umani, il che ha cambiato tutta la mia prospettiva.

Cosìcchè anche se non sono mai stata una gran mangiatrice di carne, non disdegno un buon  hamburger di carne fresca di prima scelta a strati con verdure, formaggio, bacon e salsa, che come lo fa il mio partner non lo fa nessuno.

Tornando ai digiuni, questi non erano una sofferenza per me, mi piaceva farli in quanto espandevano la mia percezione delle cose, fino ad appassionarmi ai libri di Jasmuheen, una donna che vive di solo prana ed è una esponente del breatharianism. Ho seguito più volte il suo programma di 21 giorni, dove per una settimana non si assume nè cibo e neanche acqua, seguita da una settimana bevendo solo acqua e poi un’altra settimana bevendo solo succhi di frutta. Durante questi digiuni facevo molti esercizi di yoga e respirazione per avere più equilibrio psicofisico. 

L’ultima volta che ho fatto un digiuno così lungo è stato proprio in quel periodo al lago di Como , in cui ho fatto anche questo quadro. Mia madre mi aveva invitato che avevo già iniziato digiunare, ed era il posto ideale per continuare il digiuno così accettai. Passeggiando per il giardino sentivo la natura vibrare, annusavo i fiori e sentivo il profumo che mi nutriva, quindi il nutrimento si era spostato su altri livelli più sottili.

A un certo punto il mio fidanzato di quel periodo mi chiamò per andare al festival del cinema di Lugano in Svizzera, e visto che ero già verso quella zona passò a prendermi.  Fu un’esperienza magnifica, dopo i film andammo a ballare nei locali e ci divertimmo un mondo, lui aveva portato la tenda e i sacchi a peli e dormimmo nel campeggio lungo il fiume tra le montagne. 

La mattina dopo, vedendo le montagne vicine così alte espressi il desiderio di salire in cima per vedere l’orizzonte. Così arrivammo fin dove potevamo con la macchina, prendemmo una funivia e per il resto camminammo. Salivamo sui sentieri in mezzo ai boschi e io mi sentivo più energetica che mai, camminavo come una capra di montagna senza fermarmi. Solo che a un certo punto guardandomi indietro mi sono accorta che il mio compagno era stanchissimo, allora mi resi conto che digiunando da due settimane non avevo pensato assolutamente a portare del cibo con noi e il mio compagno non stava mangiando dalla sera prima. Così raggiunta una radura vedemmo una casa, dove una signora super simpatica e accogliente rifocillò il mio compagno a dovere. Una volta che lui fu rifocillato e riposato riprendemmo il cammino. Non vedevo l’ora di arrivare in cima. Arrivati alla vetta, c’era uno spiazzo sul cucuzzolo della montagna  da cui si vedeva l’orizzonte a 360° con le vette di tutte le altre montagne che toccavano il cielo. Avevamo portato i sacchi a pelo, e mentre lui era stramazzava al suolo io tornai giù nel bosco a fare il carico di legna. Così dopo un tramonto spettacolare passammo la serata davanti a un bellissimo falò, sotto un cielo limpido piene di stelle e dormimmo lì. Non c’era vento e non avevo freddo. Mi sembrava che fossi immune a qualsiasi tipo di sofferenza. Mentre stavo tornando a Milano avevo già fatto tre settimane di digiuno e lo ruppi  con un pezzetto di cioccolato fondente, fu un momento di inestimabile piacere. 

Con quel digiuno compresi che il bisogno di cibo è una programmazione mentale, compresi che se avessi voluto avrei potuto continuare senza problemi, ma quello che mi mancava  era il senso del gusto. 

Così da allora non mangio più per dare energia al mio corpo, ma per il puro piacere di mangiare. Non mi faccio problemi, su ciò che è giusto e sbagliato e soprattutto non faccio diete di nessun tipo, seguire una dieta significa seguire la mente, mentre ascoltare il proprio corpo è un’altra cosa.

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